Similitudine o opposizione: qual è il criterio giusto per scegliere i propri collaboratori

Scegliere i membri che comporranno la nostra squadra lavorativa è un po’ come costruire un grattacielo: è necessaria tanta cura per trovare, tra i tanti materiali, quelli più giusti ed idonei. Ogni componente è differente dall’altro, ma ciascuno ha le proprie caratteristiche. Ciò che conta è che l’insieme ci permetta di ottenere un edificio solido e ben strutturato.

Personalmente ho sempre trovato grande ispirazione, per tutto ciò che riguardava il benessere lavorativo, in “The Seven-Day Weekend”, un volume scritto da Ricardo Semler, amministratore delegato della Semco,  una grande società che opera nel campo degli impianti industriali e che è conosciuta in tutto il mondo non solo per aver conosciuto in pochi anni una crescita esponenziale in termini di fatturato, ma anche per le particolari modalità adottate al suo interno, da molti giudicate “anomale”.

Spesso le persone scelgono inconsciamente i propri collaboratori in base ad un criterio di somiglianza, in quanto avere nel proprio team elementi simili al proprio carattere e modo di pensare rende sicuramente più fluido e snello il processo decisionale lavorativo. Semler, al contrario, evidenzia l’importanza di avere in squadra degli “elementi di discontinuità”, ovvero caratteri e personalità totalmente differenti dalla propria, talmente diverse da risultare addirittura in certi casi oppositive.

Questi individui, proprio in virtù della loro tendenza a manifestare opinioni divergenti dalla nostra, costituiscono tasselli chiave della squadra aziendale. La loro funzione è, infatti, benefica e positiva nei confronti della sopravvivenza stessa dell’azienda.

A volte può bastare anche comporre il team esclusivamente di persone puramente oppositive, ovvero che tendono a sostenere volutamente pareri discordanti solo per il gusto di contraddire, anche se in realtà non hanno idee chiarissime. Ciò che conta è avere la capacità di sostenere il “peso” della negatività che queste persone muovono contro di noi, senza lasciarci scalfire dalla natura oppositiva delle affermazioni. In conseguenza di ciò il processo decisionale diventa senza dubbio più lungo ed articolato, ma ci permette di avere una visione completa e obiettiva della situazione lavorativa che stiamo affrontando.

Per capire se queste obiezioni siano realmente fondate è sufficiente rivolgere agli “oppositori” delle domande di verifica, che permettano di “svelare” la vera natura delle intenzioni e, nel contempo, stimolino i collaboratori  a manifestare sempre più marcatamente e dichiaratamente il proprio parere, contribuendo alla crescita del team e alla circolazione delle idee. Se continuerai a favorire in squadra l’emergere di riflessioni e lo scambio di pensieri fruttuosi e produttivi, addestrerai il team ad avere un atteggiamento sempre più costruttivo.

Incoraggia, dunque, il pensiero indipendente e libero e cerca di trasformarlo in una modalità realmente produttiva per il tuo gruppo di lavoro!

Lavorare Felici
www.lavorarefelici.it
info@lavorarefelici.it

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